In Italia le bombe le mettono i fascisti e lo stato.
Eppure, proprio ieri, un ordigno incendiario è stato trovato in un’università di Narni, in Umbria. A rivendicare il gesto è stato un gruppo anarchico.
Io invece lo ribadisco: in Italia le bombe le mettono i fascisti e lo stato.
Questa frase sembra quindi contraddire i fatti, ma per me non è così.
Perché, per me, piazzare una bomba oggi, nel 2025, in Italia, semplicemente non è anarchia. Non è un gesto rivoluzionario. Non è nemmeno un gesto intelligente. È merda. Merda spacciata per anarchia.
Non scrivo questo testo pensando di rivolgermi ad anarchici che in prima persona commetterebbero un gesto simile, e nemmeno ad anarchici che giustificano o minimizzano un’azione del genere, perché sono convinto che, date le premesse, non riuscirei minimamente a spiegare il mio punto, come per altro in passato ho già fatto con ampie argomentazioni.
No, non ci provo nemmeno a spiegare il basilare fatto che piazzare una bomba, oggi, nel 2025, in Italia, al di là di valutazioni etiche e morali, ha un effetto nullo dal punto di vista pratico/strategico. Dal punto di vista comunicativo ha invece un effetto persino disastroso perché regala al potere la possibilità di usare la sua arma preferita: definire gli anarchici come violenti terroristi e continuare a fingere di essere l’antitesi a un mondo violento e in preda al caos. Questo distrugge l’enorme e annoso lavoro di tantissimi anarchici che cercano di demolire la propaganda statalista e cercano di mostrare l’anarchia per quello che è davvero. Gesti come questo gettano anche sabbia negli ingranaggi già complessi riguardanti la mera organizzazione di eventi libertari di tipo culturale, sociale, politico, ecc. che diventano estremamente più difficoltosi se si dà motivo di avere sempre più occhi delle guardie puntati addosso e si fa aumentare la diffidenza del cittadino comune, incrementando quindi la fatica che ogni libertario deve fare e riducendo in maniera significativa l’impatto positivo che un’organizzazione libertaria può creare nella comunità divulgando i principi anarchici. E il potere ringrazia.
Una bomba, a prescindere, è comunque un atto vile: anche quando dovesse avere un vero fine politico, usare il terrore per ottenerlo, è qualcosa che, appunto, fanno i fascisti o lo stato.
Mi si potrebbe contestare che la rivendicazione dell’ordigno ha fatto in modo che questo fosse scoperto dalle autorità, quindi, è chiaro che non si sarebbe fatto male nessuno e si tratta di un gesto puramente simbolico. Quale violenza?
Ma se davvero lo scopo di un gesto simile era comunicare qualcosa a livello simbolico, chi poteva recepire quel messaggio? Chi, venendo a sapere di qualcuno che si autodenuncia perché ha messo una bomba in un’università può capire quale sia davvero il suo scopo politico? Ecco, appunto: nessuno. Nessuno a parte chi già la pensa in un certo modo. E tutti i rischi connessi, sia pratici che di propaganda statalista, rimangono.
Infatti, le autorità hanno già preso la palla al balzo parlando della necessità di attuare maggiori e più intensive misure di controllo, soprattutto tecnologico, e ovviamente lo stigma verso centri sociali e organizzazioni libertarie galoppa. E il potere ringrazia.
Quell’ordigno era un ordigno contro l’anarchia, così come lo è ogni altra azione violenta compiuta in nome dell’anarchia che non abbia nessun reale scopo, né politico, né pratico, né comunicativo, se non quello di coccolare chi li compie nella fantasia di essere un pericoloso rivoluzionario.
No, non ci provo nemmeno a spiegare questo mio punto di vista ad anarchici che sposano gesti simili. Tra me e queste persone c’è e ci sarà sempre un abisso tanto profondo quanto quello che esiste tra me e un fascista.
Scrivo questo testo quindi solo perché io continuo a sentirmi anarchico ma mi sono rotto i coglioni e voglio chiaramente dissociarmi da gesti insensatamente violenti che, per me, con l’anarchia non hanno nulla a che fare.
Io, e con me molti altri anarchici, fortunatamente, abbiamo un’idea dell’anarchia molto diversa.
Le bombe infilatevele nel culo.
Un anarchico che si è rotto i coglioni.