Il gatto di Schrödinger è un famoso paradosso mentale della meccanica quantistica.
Immaginiamo un gatto chiuso in una scatola assieme a uno strumento che potrebbe ucciderlo: finché la scatola resta chiusa e non possiamo verificare lo stato dell’animale, la fisica quantistica prevede che il gatto sia contemporaneamente vivo e morto.
In questa immagine possiamo osservare un paradosso simile: il Manifestante di Shroedinger.
Il manifestante, nel momento in cui rompe la vetrina o dà fuoco al cassonetto, è sia un poliziotto infiltrato che un antagonista anticapitalista. Impossibile stabilirlo. Il soggetto è in una sovrapposizione di stati ed entrambe le realtà coesistono.
Il dilemma si può risolvere solo dopo che l’atto è compiuto, verificando se il soggetto torna dai colleghi o dai compagni.
E già questo è un fenomeno affascinante, ma la cosa ancora più interessante avviene dopo la risoluzione del dilemma e l’identificazione del soggetto.
Nel primo caso, quello in cui il manifestante è un poliziotto infiltrato, si è portati a denunciare la vile bassezza di quell’azione volta a far passare tutti per vandali, permettendo allo stato di derubricare le istanze della protesta e aiutando la propaganda del potere. Nel secondo caso, invece, quello dell’antagonista, ci si prodiga a sostenere (o al limite non giudicare) la validità e utilità di quell’azione, vedendola come l’incarnazione del dissenso e della lotta contro le ingiustizie sociali, in un grido di ribellione indomabile.
Queste due reazioni, fattualmente opposte, riescono a coesistere nella mente di alcuni osservatori.
Certo, qui esuliamo dall’ambito della meccanica quantistica e sfociamo nella psicologia sociale. Da un principio di indeterminazione siamo forse passati a una sindrome che potremmo definire sindrome della pedina sulla scacchiera.






